Ridere di sé: uno strumento di guarigione

Autoironia: l’importanza di ridere di sé in psicoterapia. L’autoronia è la capacità di sorridere o ridere di noi stessi, con benevolenza. Uno psicologo americano, Frank Farrelly, inventore della terapia provocativa, per smantellare l’atmosfera cupa e seriosa di certe sedute, usava con grande maestria l’umorismo, le battute, l’ironia.
Anche per i non addetti ai lavori, è divertente un libro che ha scritto sul tema, “La terapia provocativa” pubblicato in Italia da Asrolabio.

Uno psicologo americano, Frank Farrelly, inventore della terapia provocativa, per smantellare l’atmosfera cupa e seriosa di certe sedute, usava con grande maestria l’umorismo, le battute, l’ironia, insomma insegnava come “ridere di sè”
Anche per i non addetti ai lavori, è divertente un libro che ha scritto sul tema, “La terapia provocativa” pubblicato in Italia da Asrolabio.
L’autoironia diventa possibile se non ci si prende troppo sul serio.

Molti problemi psicologici nascono dalla tendenza a sentirsi e comportarsi come se si fosse al centro del mondo.
L’orgoglio ferito, gli insuccessi, i difetti nostri e altrui, le piccole disavventure, la riluttanza del mondo e dei nostri simili a soddisfare le nostre aspettative sono un terreno fertile per far nascere e crescere disturbi di ogni tipo.
In una terapia, uno dei primi segni di guarigione si ha quando durante la seduta diventa possibile sorridere o ridere. Questo presuppone che il paziente cominci a vedere i suoi problemi da un’angolatura diversa, meno drammatica e meno angosciata.
Finché gli incontri si mantengono entro questo schema, non si va oltre lo sfogo, che può dare un benessere di breve durata.
Quando il paziente riesce a non identificarsi completamente con il suo problema, a prenderne le distanze e a guardarlo da punti di vista diversi, si realizza una svolta significativa nella terapia.
Ahh…dimenticavo…diffidate dei terapeuti che si prendono troppo sul serio e non sanno ridere di sé!!!