Andare dallo psichiatra: roba da matti

Lo psichiatra in tempi ormai piuttosto lontani lavorava soprattutto nei manicomi ed era di fatto il medico dei matti. La legge Basaglia del 1978 ha disposto la chiusura dei manicomi e l’apertura di centri territoriali per cure ambulatoriali e di minireparti negli ospedali pubblici. In queste strutture lavorano psichiatri, infermieri specializzati, psicologi, assistenti sociali.

Il pregiudizio per cui gli psichiatri sarebbero i medici dei matti ha quindi un suo fondamento. Per molti andare dallo psichiatra significa ancora essere matti, molto disturbati o con qualche rotella fuori posto. Senza contare che la follia era considerata sotto certi aspetti contagiosa e quindi lo psichiatra tanto sano di mente non doveva essere.


Una volta si preferiva il neurologo, che è appunto il “medico dei nervi” ed era quindi indicato per chi si sentiva “esaurito” o aveva i “nervi a pezzi”. O, come capitava di sentire, aveva “il sistema nervoso”.
I neurologi, soprattutto quelli di vecchia generazione seguono ancora pazienti con problemi psichici, anche perché fino alla fine degli anni 70 esisteva la specializzazione in malattie nervose e mentali, poi divisa in due tronconi distinti, neurologia e psichiatria.
Lo psicologo ha una laurea in psicologia e per diventare psicoterapeuta deve seguire un corso quadriennale di una scuola di psicoterapia riconosciuta. anche se il loro campo dovrebbe essere quello delle malattie che colpiscono il sistema nervoso.
Lo psichiatra è medico, specialista in psichiatra e diventa psicoterapeuta se, come lo psicologo, ha seguito un corso di quattro anni.


Medici e non medici
La distinzione tra queste tre categorie professionali è semplice. Lo psichiatra e il neurologo sono necessariamente medici e quindi possono curare con farmaci mentre lo psicologo di solito ha una laurea in psicologia e non è abilitato a prescrivere farmaci.
Si tratta, però, di una distinzione formale.

Gli psicologi si occupano di solito di disturbi senza basi organiche e, quando prendono in cura persone con problemi più gravi, si appoggiano a uno psichiatra per un supporto farmacologico.


Andare da uno psichiatra

I motivi per cui si potrebbe chiedere aiuto a uno psichiatra sono diversi:


1) Quando si vuole un intervento con farmacie non si è interessati ad approfondire le cause o la dinamica dei propri disturbi.
In tanti anni di lavoro, mi è capitato spesso di vedere pazienti che volevano solo una terapia con farmaci ed erano riluttanti a rispondere a domande che non fossero relative ai sintomi. In questi casi, di fronte a una richiesta così esplicita, i risultati migliori si ottenevano smettendo di chiedere e limitandosi a prescrivere.

2) Quando si vuole capire meglio le ragioni del proprio malesserema non si esclude a priori un appoggio anche farmacologico.

3) Quando lo psichiatra ha una formazione di tipo psicoterapico, cioè sa usare lo strumento della parola e dello scambio verbale con i suoi pazienti. In questi casi di solito si qualifica non solo come psichiatra ma anche come psicoterapeuta.


Due parole per concludere.
Al di là delle qualifiche i criteri più importanti per decidere sono:

In occasione del primo incontro, lo stabilirsi o meno di un buon “feeling”, di un clima di intesa.


Chiarire da subito con il terapeuta gli obiettivi, i tempi e le probabilità di riuscita dell’intervento. Anche se in questo campo, è difficile fare previsioni, il paziente ha il diritto di chiedere al professionista che cosa è possibile fare per i suoi problemi e quanto tempo ci vorrà per risolverli o migliorarli, almeno approssivativamente.

È più affidabile il terapeuta che propone di fare dei bilanci periodiciin cui si valuta se ci sono dei cambiamenti, se la direzione presa appare utile, se c’è il desiderio di continuare e se ne vale la pena.